MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer https://mixfestival.eu/ Wed, 12 Jul 2023 14:43:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.5.2 https://mixfestival.eu/wp-content/uploads/2023/05/cropped-favicon-32x32.png MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer https://mixfestival.eu/ 32 32 Call for artists https://mixfestival.eu/call/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=call Sun, 04 Jun 2023 22:38:40 +0000 https://mixfestival.eu/?p=8006 L'articolo Call for artists proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Since 1985 MiX – International Festival of LGBTQ+ Cinema and Queer Culture has been the Milanese event dedicated to the public screening of lesbian, gay and transgender themed films, and over the years it has become one of the most popular Italian festivals in terms of public attendance. MiX Festival is a blend of quality, where the pages of books and the words of the theater are combined with films. Where the best of the visions in circulation are gathered around the themes of identity. MiX Festival is a special opportunity to see films of international independent production and Italian premieres, avant-garde, polyglot and innovative films. Telling the past, exploring the present, imagining the future. The Festival will be held at the Piccolo Teatro Strehler in Milan from September 28th to October 1st.

2023 selection for features, docs and shorts is closed, but our brand new Queer Music Videos is now open.

Dal 1985, MiX – Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer è il festival del cinema di riferimento della comunità gay, lesbica, trans e queer in Italia. Negli anni è cresciuto fino a diventare uno dei festival nazionali più seguiti in termini di pubblico. Il MiX Festival è un connubio di qualità, dove le pagine dei libri e le parole del teatro si sposano con lo sguardo del cinema. Dove attorno ai temi dell’identità si raccoglie il meglio delle visioni in circolazione. È un’occasione speciale per scoprire e amare film internazionali indipendenti e anteprime italiane, pellicole d’avanguardia, multiculturali e innovative. Raccontare il passato, esplorare il presente, immaginare il futuro: il MiX Festival si terrà al Piccolo Teatro Strehler di Milano dal 28 settembre al 1 ottobre.
Chiusa la selezione dei lungometraggi di fiction, dei documentari e dei corti per l’edizione 2023, è aperta la selezione dei video musicali queer.

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MIXUP4PRIDE https://mixfestival.eu/mixup4pride/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=mixup4pride Tue, 16 May 2023 11:47:42 +0000 https://mixfestival.eu/?p=7855 L'articolo MIXUP4PRIDE proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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MIXUP4PRIDE è il palinsesto del MiX Festival dedicato al mese del Pride, un programma di iniziative multidisciplinari di avvicinamento al festival che arricchiranno il cartellone degli eventi del mese di giugno

Con MIXUP4PRIDE il MiX si apre a forme di arte e cultura queer che si aggiungono al cinema indipendente e, all’insegna del tema del 37esimo MiX #StayOpen, abbraccia nuovi linguaggi come la serialità televisiva e le performance teatrali.

PARTECIPA CLICCANDO QUI

 

10 giugno 

CÉLINE SCIAMMA A FONDAZIONE PRADA

ore 19:00 – 20:30, Cinema Fondazione Prada 

Conversazione tra Céline Sciamma, Paolo Moretti e Priscilla Robledo.

Evento a ingresso gratuito con prenotazione online.

ore 20:45 – 22:45, Cinema Fondazione Prada

Proiezione del film PORTRAIT DE LA JEUNE FILLE EN FEU

Biglietto a pagamento

 

 

16 giugno 

“LOVE CLUB”, ANTEPRIMA

ingresso dalle ore 18:30, Teatro Studio Melato

Il 16 giugno, in collaborazione con Prime Video, la prima visione assoluta dei primi due episodi di Love Club, la serie originale italiana sulla night life queer di Milano disponibile in streaming su Prime Video a partire da fine giugno.

“In una Milano periferica e inedita, un locale frequentato dalla comunità queer rischia di chiudere per problemi economici. Le vite di Luz, Tim, Rose e Zhang, che orbitano tutte attorno al Love Club, si sfiorano in un percorso che li vedrà affrontare le loro paure più grandi. Riuscirà Luz a vivere la storia con Roberta senza il timore di perdere la propria indipendenza? Mentre la malattia mentale è per Tim un ostacolo al suo sogno di fare il DJ, e Rose deve ritrovare il coraggio di cantare su un palco, Zhang sogna di esibirsi in drag ma per farlo deve trovare la forza di affrontare un compagno violento. A fare da palcoscenico alle loro vite, il Love Club: un luogo dove sesso, amore e amicizia si esprimono con traiettorie impreviste e senza regole di genere”.

L’anteprima gratuita si terrà il 16 giugno dalle ore 19.30 al Teatro Studio Melato, con accesso gratuito per chi ha la tessera MiX cliccando qui 

 

BAR A CURA DI MARE CULTURALE URBANO

Sagrato del Piccolo Teatro Strehler

ore 22 – 24 DJ set di David Blank

 

17 giugno 

ATTACCHI (E CONTRATTACCHI?) AI DIRITTI LGBTQ+ IN ITALIA OGGI 

ore 18:30, Sagrato del Piccolo Teatro Strehler

Con Luca Paladini (Consigliere regionale), Maria Silvia Fiengo (co-fondatrice Famiglie Arcobaleno) e Virginia Dascanio (Rete Lenford)

BAR A CURA DI MARE CULTURALE URBANO

Sagrato del Piccolo Teatro Strehler

ore 21:00 – 22:00 concerto di Ethan

ore 22:00 – 24:00 dj set di Simone Black Candy

 

“A GHOST STORY”, DI E CON CHIARA BERSANI, CON F. DE ISABELLA

Teatro Studio Melato

A Ghost Story è una performance di e con Chiara Bersani, Premio Ubu 2018 come migliore attrice under 35, per la prima volta al Piccolo grazie alla collaborazione fra MiX Festival, Festival Immersioni, mare culturale urbano e Piccolo Teatro. Un’azione performativa intima in cui artista e spettator3 instaurano un legame privato, in dialogo con lo spazio, e dove la musica a cura di F. De Isabella apre all’immaginazione e stimola il pensiero.

Ottieni qui la tessera del MiX, così da ricevere le indicazioni su come ottenere il tuo biglietto con sconto dedicato

 

Diamond Sponsor

 

18 giugno 

 

BAR A CURA DI MARE CULTURALE URBANO

Sagrato del Piccolo Teatro Strehler

ore 18:30 – 20:30 aperitivo con live music delle Gingerbender 

 

“A GHOST STORY”, DI E CON CHIARA BERSANI, CON F. DE ISABELLA

Teatro Studio Melato

A Ghost Story è una performance di e con Chiara Bersani, Premio Ubu 2018 come migliore attrice under 35, per la prima volta al Piccolo grazie alla collaborazione fra MiX Festival, Festival Immersioni, mare culturale urbano e Piccolo Teatro. Un’azione performativa intima in cui artista e spettator3 instaurano un legame privato, in dialogo con lo spazio, e dove la musica a cura di F. De Isabella apre all’immaginazione e stimola il pensiero.

Ottieni qui la tessera del MiX, così da ricevere le indicazioni su come ottenere il tuo biglietto con sconto dedicato

 

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VOLONTAR* https://mixfestival.eu/volontar/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=volontar Mon, 15 May 2023 22:19:08 +0000 https://mixfestival.eu/?p=7830 L'articolo VOLONTAR* proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Il MiX Festival, dal 1986, è l’unico evento milanese dedicato alla proiezione pubblica di film a tematica lesbica, gay e transgender, e nel corso degli anni è diventato, per affluenza di pubblico, uno dei più seguiti festival italiani. È una miscela di qualità, dove ai film si uniscono le pagine dei libri, le parole del teatro e i suoni della musica elettronica. Dove intorno ai temi dell’identità si raccoglie il meglio delle visioni in circolazione. Il MiX Festival è un’occasione speciale per vedere film di produzione indipendente internazionale e anteprime italiane, pellicole all’avanguardia, poliglotte e innovative.

Collaborando come volontar* avrete la possibilità di conoscere, prendere parte e contribuire attivamente alla costruzione e realizzazione di un evento culturale e cinematografico di interesse internazionale, facendo a tutti gli effetti parte dello Staff organizzativo del Festival. Entrerete in contatto diretto con le persone operatrici del settore cinematografico (regist*, producer, giornalist*, artist* e rappresentanti di altri festival internazionali). Potrete vivere il festival anche da persone spettatrici e avrete infatti accesso libero alle proiezioni.

Sarete in contatto diretto con il pubblico, con i partner e gli sponsor del Festival.
Cerchiamo persone che, con passione, entusiasmo e creatività contribuiscano allo sviluppo del festival!

Le aree in cui saranno impegnati i volontar* sono:

  • hospitality e relazioni con il pubblico;
  • supporto alle attività di produzione e gestione evento;
  • supporto alle attività di comunicazione, social e digital.

Se siete interessat* a svolgere un’esperienza di volontariato entrando a far parte dello staff organizzativo di MiX Festival, inviate la vostra candidatura via posta elettronica all’indirizzo volontary@mixmilan.com con oggetto “VOLONTAR* MiX Festival 2023”, allegando il vostro Curriculum, qualche riga di presentazione raccontandoci chi sei e perché vuoi diventare volontar* MiX, se hai fatto esperienze simili, quali lingue straniere parli e quali sono i tuoi interessi.
E’ indispensabile l’autorizzazione al trattamento dei vostri dati personali ai sensi del D. lgs. 196 del 30 giugno 2003 che va inserita alla fine del proprio CV.

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Tutti i premi al 36° MiX Festival https://mixfestival.eu/tutti-i-premi-al-36-mix-festival-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=tutti-i-premi-al-36-mix-festival-2 Sun, 04 Sep 2022 15:16:33 +0000 https://mixfestival.eu/?p=7520 L'articolo Tutti i premi al 36° MiX Festival proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Un’edizione all’insegna del “BACK TO LOVE!” e dobbiamo ringraziare soprattutto il nostro pubblico, voi che ogni anno partecipate in maniera così numerosa siete l’anima del More Love e parte stessa del MiX. 

Ora è il momento di “tirare le somme” e annunciarvi tutti i film vincitori del 36° MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

Pront*? Parola alla giuria!

 

Premio MiX/Nexo+

Per l’intensità con cui il film affronta un dramma adolescenziale e una sfida sociale complessa, rendendoci non solo partecipi di una storia di formazione, scoperta, amore, amicizia e crescita, ma anche toccando temi attuali e urgenti come la destigmatizzazione dell’HIV, le ingiustizie sociali e l’ambientalismo.

Questo film ci ricorda che i sogni non ammettono discriminazioni. Ai sogni non importa quale sia il colore della tua pelle, non importa chi hai scelto di amare, non importa qual è il tuo passato. Per i sogni l’unica cosa che conta è l’intensità con cui desideri e ami te stesso e gli altri

Il Premio MiX/Nexo+ al Miglior Lungometraggio a Regia Giovanile va a “Balaban” di Aysulu Onaran.

Premio MiX/Sky Documentaries

Il premio MiX/Sky Documentaries quest’anno va a “Framing Agnes” di Chase Joynt, un film che esplora il concetto di icona trans con garbo e delicatezza, combinando analisi sociologiche con clip basate su interviste archiviate e girate con attor* transgender. Il tutto attraverso un linguaggio accurato e mai sopra le righe, che ne fa del documentario un prodotto di pregio. Prossimamente verrà inserito nel palinsesto di Sky Documentaries.

Menzione Speciale Sceneggiatura

Coinvolge lo spettatore in un percorso di transizione in maniera empatica e positiva, senza voyeurismi né compiacimenti. Ne firmano la sceneggiatura Adrián Silvestre, Carlos Marques-Marcet e Raphaelle Perez, che dà anche volto voce corpo ed emozioni all’indimenticabile protagonista. la menzione speciale della giuria va a “My emptiness and I” di Adrián Silvestre.

Premio Miglior Sceneggiatura

Per l’intensità e la severità con cui racconta la ricerca dell’identità e la sopravvivenza in una comunità difficile intrisa di pregiudizi religiosi, che a loro volta vengono rappresentati con grande rispetto, il premio per la migliore sceneggiatura va a “All our fears” di Łukasz Ronduda e Łukasz Gutt con la sceneggiatura di Michal Oleszczyk, Łukasz Ronduda , Katarzyna Sarnowska.

Menzione Speciale Cortometraggi

Per aver affrontato in modo realistico ed efficace il tema della difesa femminile attraverso un gruppo di ragazze che prendono in mano la situazione e aiutano altre ragazze a tornare a casa sane e salve la notte, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, contro lo stereotipo della donna debole e indifesa, preda di malintenzionati, anche usando la forza e rischiando la propria incolumità se necessario.

Vince la menzione speciale il cortometraggio il cui titolo richiama la rabbia della protagonista di fronte a un mondo che sembra senza speranza, dove anche negli affetti più vicini si possono nascondere autori di violenze: “GRRRL” di Natascha Zink.

Premio Miglior Cortometraggio

Per aver avuto il coraggio di denunciare una realtà complessa come la situazione, o meglio l’assenza dei diritti LGBTQI+ nei paesi arabi, dove la diversità è ancora vista come una malattia mentale e la donna può solo essere moglie, e chi non si adegua a ciò che un sistema fisso, immutabile, misogino, stabilisce come “corretto” è abbandonato e letteralmente cancellato dalla società con il benestare della famiglia. Per aver mostrato tutto questo attraverso lo scontro tra cultura occidentale e orientale, tra paure e pregiudizi, scontro da cui la prima ne esce completamente sconfitta perché sembra non ci sia modo di ribellarsi e combattere questo sistema, sottolineato anche dal finale amaro ma realistico, tanto quanto sarebbe stato irrealistico un lieto fine.

Per questi motivi, per averci fatto riflettere ed empatizzare con le sue protagoniste, anche attraverso una direzione e una recitazione impeccabili, vince il premio miglior cortometraggio “Shams” di Pauline Beugnies.

Menzione speciale Documentari

Il travestitismo come cicatrice della storia in Cile; un film che passa dal personale al collettivo in modo fluido con grande libertà visiva di formati.

La menzione speciale va a “Travesti odyssey” di Nicolàs Videla

Premio Miglior Documentario

Racconto di interesse universale, metafora di luoghi in cui qualunque parte del mondo ci si sente prigionieri senza neanche avere la possibilità di un confronto.

Il premio al miglior documentario va a TSUMU – Where Do You Go With Your Dreams? di Kasper Kiertzner.

 

Menzioni speciali Lungometraggi

La giuria all’unanimità ha deciso di assegnare la menzione speciale all’unanimità a My Emptiness And I” di Adrian Silvestre.

Per l’originale e toccante riflessione della tematica dell’identità di genere e del percorso di transizione che un individuo compie non solo dal punto di vista fisico esteriore, ma soprattutto da quello psicologico.

Il personaggio di Rafi crea immediata empatia nel suo percorso di crescita interiore e nel passaggio dalla confusione rispetto alla propria identità, all’accettazione del concetto di identità come qualcosa di indefinibile.

Il film ci ricorda come una storia personale sia difficilmente etichettabile e riconducibile a categorie predefinite e predeterminate e riesce a aprire spazi nuovi ed innovativi di esplorazione e racconto sull’esperienza transgender.

La giuria ricorda che quest’anno si festeggia il 40° anniversario della legge 164, che nel 1982 permise la riattribuzione anagrafica delle persone transgender. Una legge, allora, di grande civiltà, che oggi andrebbe riformata. La condizione delle persone transgender e la loro tutela, come la cronaca di questi giorni ci ha mostrato, deve essere considerata una priorità della nostra comunità.

Premio Miglior Lungometraggio

Per l’efficacia con cui, sin dalle prime immagini, ci viene proposto un originale personaggio di forte impronta queer, non solo dal punto di vista dell’orientamento sessuale, ma più compiutamente da quello intersezionale, il premio per il miglior lungometraggio va a NICO” di Eline Gehring.

La giuria ha ritenuto interessante come il film voglia evidenziare l’importanza del recupero della propria forza interiore quando il contesto in cui si vive mette duramente alla prova la propria vulnerabilità.

Il film ci restituisce una nuova eroina queer grazie anche alla convincente prova dell’attrice protagonista.

Premio del pubblico

Ogni anno, grazie all’app del MiX Festival è il pubblico a decidere il vincitore di questo premio che ci permette di capire quali siano i vostri gusti per migliorare sempre di più le proposte cinematografiche del festival.

Vince il premio del pubblico della 36^ edizione del MiX Festival “Broadway” di Christos Massalas.

L'articolo Tutti i premi al 36° MiX Festival proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Lo sguardo del MiX: Gli amori immaginari, di Xavier Dolan https://mixfestival.eu/amori-immaginari-dolan/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=amori-immaginari-dolan Sun, 08 May 2022 17:08:10 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6986 L'articolo Lo sguardo del MiX: Gli amori immaginari, di Xavier Dolan proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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“Il n’y a de vrai au monde que de déraisonner d’amour”, “Non c’è niente di più vero al mondo che dire sciocchezze sull’amore”, dice l’esergo del poeta e drammaturgo francese Alfred de Musset posto da Xavier Dolan in apertura de “Les Amours imaginaires”, presentato nel 2010 al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, dove ha vinto il premio Regards Jeunes, e portato in Italia dal MiX Festival – come già avvenuto per il precedente, il folgorante “J’ai tué ma mère” – per inaugurare la sua 25° edizione. Sin dal suo esordio, Dolan è infatti stato subito intercettato dal MiX Festival, che ha riconosciuto nel cineasta un nuovo grande talento, ancora giovanissimo, prima che molti anni dopo venisse ampiamente distribuito anche in Italia. Proprio l’assenza di un distributore, portò il MiX a realizzare una copia speciale della pellicola del film sottotitolata in italiano. Nei confini di quella frase iniziale c’è già tutto il tracciato della verità intima e bruciante con cui la pellicola – e forse, a ricostruirlo a posteriori, la maggior parte della cinematografia di Dolan – si confronta. 

Il ventenne Francis (Xavier Dolan), look anni Ottanta e ciuffo alla James Dean, e la venticinquenne Marie (Mona Choukri), tutta fili di perle, tubini e foulard in stile Audrey Hepburn, sono amici molto stretti e vivono nella canadese Montreal. Un giorno entrambi rimangono folgorati dalla vista di Nicolas (Niels Schneider), un ragazzo misterioso proveniente dalla campagna e appena arrivato in città. Sia Francis che Marie cercano di sedurre il giovane e attirare la sua attenzione, ma questi non manifesta una preferenza esplicita e adotta degli atteggiamenti ambigui con entrambi, alimentando le gelosie dell’una e dell’altro. Francis e Marie sognano, desiderano, venerano Nicolas, ma non hanno il coraggio di esporsi, cercando di conquistarlo senza mai scoprirsi totalmente. Gli lasciano messaggi sulla segreteria telefonica, gli inviano per posta poesie battute a macchina, ma il loro amore non può che restare immaginario.

Concentrandosi sui gesti, sui silenzi e sulle aspettative di chi cerca disperatamente di fare breccia nel cuore della persona amata, il cineasta francese predilige le immagini alle parole per raccontare il microcosmo di emozioni e percezioni degli innamorati, affondando le proprie radici nella Nouvelle Vague e muovendosi con leggerezza fra i toni del melodramma e quelli della commedia, in cui emergono già quelli che nel tempo diventeranno dei suoi elementi connotativi: l’uso del ralenti, l’impiego di brani pop a fini drammatici, l’attenzione alle tematiche queer.

Dolan ha infatti sempre portato, all’interno delle sue piccole, la propria queerness, l’identità di ragazzo ai margini, che nel caso specifico de “Gli amori immaginari” si esaspera nell’apoteosi della fluidità di un amore che non conosce sconfini e che, nella sua forma non eteronormata e immaginaria, ci appare allora nella sua immagine più bugiarda e più verosimile, cioè quella che a prescindere dall’oggetto del desiderio costruiamo nella nostra testa. Non conta quel (poco) che accade, ma ciò che Francis e Marie fantasticano su Nicolas. A contare sono anzi le proiezioni evanescenti e l’idea dell’amore – più che l’amore in sé –, continuamente ricreate a proprio piacimento. In una serie di confessioni che vertono su tragicomici aneddoti sentimentali, percezioni del desiderio alterate, inganni e soprattutto autoinganni amorosi, Dolan dà vita a un’efficace riflessione sulla stessa percezione dell’amore da parte degli innamorati, sempre inclini a fantasticare su ciò che nella realtà non ha riscontro. 

L'articolo Lo sguardo del MiX: Gli amori immaginari, di Xavier Dolan proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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5 pittor* che stanno cambiando la rappresentazione dei corpi queer https://mixfestival.eu/pittura-queer/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=pittura-queer Mon, 02 May 2022 18:05:22 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6967 L'articolo 5 pittor* che stanno cambiando la rappresentazione dei corpi queer proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Dall’antichità fino al XIX secolo, la maggior parte dei corpi rappresentati nei dipinti sono stati della classe dirigente o forme idealizzate rappresentative di coloro che potevano permettersi di commissionare opere d’arte. Qui, proponiamo invece cinque artist* queer che stanno ricontestualizzando il canone figurativo europeo per rappresentare con le loro opere se stess* e le persone a loro care, affermando il valore della loro – e della nostra – esperienza attraverso la pittura.

Salman Toor

I vibranti e sontuosi dipinti figurativi di Salman Toor raffigurano momenti intimi e quotidiani delle vite di uomini giovani, bipoc e omosessuali immersi nella cultura cosmopolita contemporanea. Il suo lavoro oscilla tra il seducente, l’inquietante e il drammatico, ed è spesso composto da ambienti familiari e domestici in cui corpi spesso emarginati possono fiorire in tutta sicurezza. Al centro del suo lavoro c’è l’essenza tragicomica di ogni identità, che nel suo caso si fa anche veicolo per riflettere la crescente xenofobia della società. In quanto omosessuale e musulmano, Toor vive infatti una doppia cancellazione: in Pakistan, di lui non si parla mai come persona queer, mentre negli Stati Uniti nota le conseguenze del privilegio bianco. I suoi mondi possono essere accoglienti o incutere paura, ma ci accompagnano sempre sul confine di ciò che può essere possibile.

 
 
 
 
 
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Jenna Gribbon

Jenna Gribbon, nata nel Tennessee e residente a Brooklyn, ha realizzato dozzine di dipinti della sua fidanzata, la musicista indipendente Torres, e della sua cerchia d’amiche. Nei suoi dipinti, l’artista cerca una mescolanza di “maternità, sessualità, umorismo e quotidianità, poiché spesso agiamo come se dovessimo relegare a ciascuna cosa parti separate di noi stess*, il che è un po’ assurdo”. I capezzoli dei suoi soggetti nudi sono realizzati al neon per sottolineare il modo in cui la pittura ha sempre oggettificato i corpi delle donne. Il suo obiettivo è ridefinire il concetto di ciò che significa guardare ed essere visti in un’epoca in cui siamo immersi dalle immagini.

 

 

 
 
 
 
 
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Jonathan Lyndon Chase

I ritratti dai colori vivaci e liberi realizzati da Jonathan Lyndon Chase di persone nere queer descrivono il piacere in tutta la sua complessità, includendo a volte anche tracce di violenza. “Come persona che vive con il disturbo bipolare”, ha raccontato Lyndon Chase, “è davvero importante per me dare voce a una gamma completa e complessa”. Tuttavia, il pittore è anche attento a non spettacolarizzare la violenza contro la comunità Nera, le cui discriminazioni sono già soggetto di troppe immagine diffuse sui social senza alcuna attenzione. Teste e corpi fluttuanti, che spesso si sovrappongono a motivi ambigui e colorati, popolano le sue composizioni e confondono i confini tra spazio pubblico e privato, tra sé e l’altr*.

 
 
 
 
 
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Sasha Gordon

Nei suoi dipinti, Sasha Gordon ricrea e riflette le dinamiche che ha vissuto crescendo come una ragazza asiatica omosessuale in un sobborgo bianco dell’alta borghesia di New York, dove “tutto ciò che facevo mi sembrava un’esibizione per lo sguardo maschile”. I suoi lavori parlano infatti di male gaze, disturbi mentale, esotizzazione e mercificazione dei corpi non bianchi, e auto-rappresentazione, in una raffigurazione spietata – e per questo reale e comprensibile – del disagio con l’intimità e il corpo femminile dovuto alle pressioni della società.

 
 
 
 
 
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Anthony Cudahy

Ricontestualizzando le immagini del passato per affrontare il presente, Anthony Cudahy parla al continuum dell’esperienza queer attraverso le generazioni. “Mi piace molto la parola ‘tenera’ perché ha due lati, uno romantico e uno doloroso”, dice riflettendo sui modi in cui stabilire un’intimità con una o più persone richieda l’atto potenzialmente pericoloso di esporre gli aspetti più segreti di sé. Con l’uso di materiali che spaziano da fotografie contemporanee a immagini d’archivio queer, fino a riproduzioni storico-artistiche, Cudahy usa il suo lessico visivo privato per creare un mondo di momenti intimi, ricordi poetici e possibilità di speranza. I suoi dipinti collocano spesso i soggetti in spazi domestici e sociali non specificati che si riferiscono a luoghi di ritrovo per la comunità, evocando allo stesso tempo lo stato transitorio dell’essere a cui l’identità sembra non riuscire a sfuggire.

 
 
 
 
 
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L'articolo 5 pittor* che stanno cambiando la rappresentazione dei corpi queer proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Nella rappresentazione dei personaggi LGBTQ+ oltre alla quantità serve qualità https://mixfestival.eu/qualita-cinema-queer/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=qualita-cinema-queer Thu, 21 Apr 2022 16:37:53 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6960 L'articolo Nella rappresentazione dei personaggi LGBTQ+ oltre alla quantità serve qualità proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Sono sempre di più i personaggi LGBTQ+ presenti nelle serie tv e nei film occidentali. Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione americana Glaad, Where we are on tv, il periodo a cavallo tra il 2021 e il 2022 ha visto un forte incremento della componente queer all’interno dei principali programmi televisivi americani (che oggi consideriamo punti di riferimento anche per il mercato italiano, considerata la pervasività dello streaming e la quasi totale assenza di prodotti italiani utili all’analisi): su 775 personaggi principali, 92 sono LGBTQ+. Si tratta della percentuale record di 11,9%, un aumento del 2,8% rispetto al periodo precedente. Sono aumentati i personaggi transgender, quelli non bianchi rappresentano la metà di quelli contati, ma continuano a essere troppo pochi, a livello di identità, i personaggi asessuali e aromantici, sieropositivi o disabili.

Anche al cinema le cose stanno cambiando. Stando all’ultimo Studio responsability Index disponibile, realizzato sempre da Glaad, nei film rilasciati dagli otto più grandi studi di produzione, il 22,7% delle pellicole conteneva personaggi LGBTQ+. Non solo la percentuale è da contestualizzare rispetto al basso numero di film distribuiti durante il periodo del Covid-19, a causa della chiusura in molti Stati delle sale cinematografiche, ma è anche da notare come l’incremento della rappresentazione sia ancora prerogativa esclusiva degli uomini gay e delle donne lesbiche. 

Nonostante il significativo aumento della presenza di personaggi LGBTQ+ in un settore che a lungo ha utilizzato la rappresentazione queer per rimarcare le identità degne di far parte delle gerarchie di potere sociali da quelle che meritavano di esserne escluse – e schernite – sia sicuramente un fattore positivo, le nostre pretese di miglioramento non possono esaurirsi in numeri e percentuali sempre maggiori ma devono per forza di cose tenere conto di quali identità sono coinvolte e della qualità della rappresentazione. Dov’è, per esempio, l’esperienza di persone queer non occidentali o religiose? Cosa succede dopo i quaranta anni?

Quando ancora i personaggi queer venivano inseriti per fare rainbow-washing o per definire per contrasto le forme di mascolinità concesse dalla “norma”, per valutarne l’effettiva inclusione all’interno della storia si utilizzava il test di Vito Russo, dal nome di un grande attivista americano, autore del saggio “Lo schermo velato”, in cui analizzava appunto la rappresentazione queer al cinema. Il test prevedeva tre condizioni da rispettare, alcune più facili di altre: la presenza di un personaggio che si identifica come gay, lesbica, bisessuale o trans; gli elementi che caratterizzano il personaggio non devono limitarsi al suo orientamento sessuale o identità di genere ma essere complessi e sfaccettati; la storyline del personaggio deve essere tanto intrecciata alla trama principale che, se morisse, tutta la storia ne subirebbe le conseguenze.

Oggi il test di Vito Russo mostra molti limiti. Sono infatti sempre più i personaggi LGBTQ+ protagonisti di supporti audiovisivi o la cui presenza è assolutamente essenziale alla trama, ma persistono ancora dei tropi che sembrano duri a morire. Sicuramente molto più di quanto lo siano stati i personaggi queer nella storia del cinema. A un certo punto sono stati così tanti i personaggi LGBTQ+ a essere uccisi che lo stesso meccanismo narrativo è diventato un vero e proprio tropo: “Bury your gays”, si diceva, “sotterra i tuoi personaggi queer”. Persone bisessuali, asessuali o intersex erano completamente assenti, mentre le persone trans venivano interpretate da uomini mascherati e alle donne lesbiche erano destinate solo la recita in costume, il rapporto intellettuale e platonico, l’amore ridotto all’amicizia. Le cose non sono ancora del tutto cambiate, eppure la rappresentazione resta uno strumento essenziale per scoprire il proprio posto nel mondo e imparare a navigarlo. È anche per questo che festival di cinematografia queer, come il MiX, sono importanti: permettono di accedere a rappresentazioni difficilmente disponibili sulle piattaforme mainstream, sia in termini di identità rappresentate che di qualità narrativa, ampliando la possibilità di ognun* di riconoscersi ed consentendo di esplorare narrazioni diverse dal proprio sé. Abbiamo bisogno di storie migliori, non solo di numeri da incasellare in un report. 

L'articolo Nella rappresentazione dei personaggi LGBTQ+ oltre alla quantità serve qualità proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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5 artist* queer internazionali che stanno cambiando il mondo della musica https://mixfestival.eu/musica-queer-internazionale/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=musica-queer-internazionale Wed, 13 Apr 2022 17:48:22 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6944 L'articolo 5 artist* queer internazionali che stanno cambiando il mondo della musica proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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L’ampia presenza di artist* LGBTQ+ tra le nomination dei Grammy di quest’anno dimostra non solo quanto la cultura stia cambiando, mostrandosi più inclusiva, ma anche il vasto impatto che le persone queer hanno sul mondo della musica e sulla creazione delle nostre canzoni preferite. Di seguito, una lista breve e non esaustiva di alcun* musicist* internazionali assolutamente da ascoltare.

Arlo Parks

Musicista, cantante e poetessa londinese, Arlo Parks racconta che a scuola si sentiva “come quella ragazzina nera che non sapeva ballare, ascoltava troppa musica emo e si invaghiva di una ragazza nella sua classe di spagnolo”. Oggi ha 21 anni e nonostante per molte persone sia la voce della Generazione Z, lei stessa specifica di “essere di quella generazione ma di non parlare per tutt* coloro che ne fanno parte. Ci sono così tanti individui e priorità e personalità”. Parks, che annovera Sylvia Plath e Joni Mitchell tra le sue inspirazioni, è capace di coniugare l’alta poesia dei testi delle proprie canzoni a basi musicali radicate nella cultura urban, che fondono l’indiepop con un RnB vellutato.

Lil Nas X

Fenomeno rivelazione del 2019 con il singolo “Old Town Road”, dopo tre anni Lil Nas X continua a rivoluzionare il mondo musicale. Afroamericano e omosessuale, con i testi e i video delle proprie canzoni sta cambiando la rappresentazione degli uomini gay afrodiscendenti nel rap, definendo la sua queerness tramite modalità alternative di essere maschio e Nero. Il rapper di ventidue anni, arrivato per diciassette settimane consecutive in vetta alla Billboard 100, ci ha regalato traccia dopo traccia il racconto di una vita difficilmente catalogabile, a metà tra pop, hip hop e r’n’b.

Mykki Blanco

Artista, poeta, attivista per i diritti LGBTQI+, Mykki Blanco – che ha recentemente fatto coming out come persona non binaria – è nat* come un progetto artistico, prima ancora che musicale, ispirandosi a personaggi come Patti Smith e Richard Hell. L’amore per la poesia l’ha poi convint* a cominciare a rappare, lasciandogli scoprire quanto musica e teatro avessero in comune. “So che rappo per la maggior parte del tempo nei miei dischi, ma non penso di fare musica hip hop. I miei lavori sono qualcosa di più complesso. Mi sento più simile ai cantautori”, spiega parlando delle sue canzoni, apparentemente leggere e irriverenti. Il suo lavoro e la sua capacità di generare nuovi punti di vista nel dibattito americano l’hanno res* un* artista capace di influenzare il mondo ben oltre il settore discografico.

Allison Ponthier

Dopo essersi diplomata alla scuola di Jazz e aver deciso di trasferirsi dal Texas a New York City, Allison Ponthier ha scoperto che il genere che si era ripromessa non avrebbe mai più suonato nella vita è stato quello che le ha permesso di esprimersi al meglio: il country. Anche se a sentire lei, la sua musica è più “un pop alternativo con ispirazioni folk degli anni Settanta”. Salita alla ribalta con il singolo “Cowboy”, ha a lungo cercato altrove un modo per raccontare e raccontarsi la normalità dell’essere lesbica, prima di trovarla finalmente nel proprio talento.

Hayley Kiyoko

Hayley Kiyoko crede fermamente in una rappresentazione musicale accurata e inclusiva, come ha sempre cercato di costruire lei stessa da quando ha fatto coming out pubblicamente con il suo singolo”Girls Like Girls” del 2015. Oltre a scrivere le sue canzoni, Kiyoko dirige attivamente i propri videoclip, noti per il cast inclusivo e le storyline queer. Il suo pop leggero e fresco riesce a trattare temi universali raccontandoli da una prospettiva nuova e poco rappresentata nel panorama musicale. 

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I morti non hanno bandiere https://mixfestival.eu/i-morti-non-hanno-bandiere/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=i-morti-non-hanno-bandiere Sun, 10 Apr 2022 16:56:55 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6925 L'articolo I morti non hanno bandiere proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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La crudeltà umana mi addolora ancora ma non mi sorprende più. E il dolore mi invade guardando i civili indifesi massacrati a Bucha ma anche i giovani soldati russi trucidati nei carri armati, perché si dovrebbe vivere per una bandiera e non morire per essa, magari contro la propria volontà o solo perché imbottiti di propaganda. E perché i morti sono “soggetti” senza più futuro o identità o patria. Sono morti e basta, morti per decisioni che in genere non hanno preso e forse nemmeno contribuito con un voto a prendere.

E i morti sono morti ovunque, in questo preciso momento abbiamo morti in Ucraina, in Palestina, in Siria, in Afghanistan ma anche in 10 stati in Africa, in 5 stati in Asia, in altri tre stati in Medio Oriente, in 2 stati nelle Americhe e in altri ben 3 stati in Europa. Eppure l’informazione mainstream ci dice che in Europa abbiamo vissuto in pace per 70 anni ma in Cecenia non hanno mai smesso di combattere e, tra le altre repubbliche ex-sovietiche, si combatte anche in Daghestan e in Artsakh (ex Nagorno-Karabakh). Se non le abbiamo mai sentite nominare forse è perché da lì non importiamo badanti o, più in generale, lavoratori e lavoratrici da sfruttare. Una riflessione sui nostri riferimenti geopolitici a questo punto sarebbe d’obbligo.

Ovviamente, vista la pessima figura fatta dall’Europa, tendiamo a rimuovere quanto accaduto nell’ultimo decennio del secolo scorso nell’area della ex-Jugoslavia. Anche in quel caso, come per quasi tutti i conflitti ad oggi in essere, le motivazioni sono surrettiziamente religiose ma nascondono in realtà l’unico motivo che regola le sorti del mondo dai tempi della clava: il potere (maschio ed eterosessuale). Una grossa riflessione sul razzismo etnico e religioso dovrebbe essere fatta sulla Polonia: grande e lodevole accoglienza a migliaia di persone ucraine mentre poche centinaia di afghan*, sirian* e irachen* continuavano a morire di freddo e fame al confine con la Bielorussia. Una accoglienza a dir poco sovranista e una Europa scarsamente incisiva e fondamentalmente egoista: un paio di rimbrotti e si ritorna a guardare al proprio ombelico.

Un altro enorme problema – connesso ovviamente alle stesse dinamiche di potere che regolano le guerre – è l’informazione (mainstream): in questa drammatica guerra di aggressione della Russia di Putin nei confronti dell’Ucraina, vengono sbrigativamente tacciate di filo-sovietismo le poche voci dissonanti che tentano di analizzare le gravi concause che l’hanno generata, sottolineando quanto una Europa distratta o connivente e una America abile e consueta tessitrice di trame interplanetarie, non solo non abbiano e non stiano tentando di fermarla, ma l’abbiano sobillata contando su un’altra circostanza storicamente innegabile: un dittatore basta provocarlo appena un po’ per fare in modo che agisca nell’unica maniera che conosce, la crudeltà. Perché che Putin fosse un crudele dittatore non l’abbiamo capito solo ora, vero? Per fatale coincidenza stavo leggendo la “Russia di Putin” di Anna Politkovskaja quando al secondo tentativo è stata barbaramente assassinata. Questo e, nello stesso anno, le immagini di Alexander Litvinenko che muore a Londra in una delle maniere più crudeli mai ipotizzate, sono solo due episodi sui quali la stampa mainstream occidentale ha finalmente concesso un minimo di “ribalta” alla crudeltà del regime dittatoriale di Putin. Tale crudeltà – lasciata dai media mainstream nell’ombra fino al 24 Febbraio di quest’anno – oggi sembra essere nota da tempo a tutt* ma di certo era nota alla comunità LGBTQ+ grazie anche all’opera di iniziative come il nostro MiX Festival – nel difficilissimo 2020, il pubblico del MiX ha per esempio premiato il bellissimo “And then we danced” di Levan Akin (Svezia, Georgia, Francia – 2019 – 106’), un film la cui proiezione nei cinema georgiani era stata violentemente contestata da parte della popolazione – e di persone come Yuri Guaina, arrestato in Russia – ironia della sorte, visti i violenti e perduranti scontri russo/ceceni – per essere andato a Mosca a protestare a favore dei diritti civili LGBTQ+ in Cecenia. La situazione è infatti difficile o drammatica nella maggior parte delle repubbliche ex-sovietiche e in Russia di fatto è stata rinforzata la famigerata 135-FZ , comunemente detta la legge “contro la propaganda LGBTQ+”.

Ma può mai essere un caso che nelle nazioni governate da dittature – de iure o de facto – i diritti della comunità LGBTQ+ siano inesistenti o continuamente a rischio? No, non è un caso. Da attivist* siamo da sempre convintə che non possa esistere una società democratica (e laica) senza una piena affermazione di tutti i diritti civili e che, viceversa, il loro affermarsi sia un motore imprescindibile e una delle maggiori leve abilitanti la conquista della democrazia e della laicità. Peraltro, nel caso ci fossimo distratt* da questo paradigma, ci pensano i patriarchi delle chiese, in questo caso Cirillo I per la chiesa ortodossa russa, a ricordarci che esistono le guerre “sante” e che uno dei loro capisaldi è essere contro i diritti civili LGBTQ+.

Però non dobbiamo distrarci e, soprattutto, dobbiamo uscire da una dicotomia che lentamente sta distruggendo il senso stesso dell’esistenza di una comunità LGBTQ+. Siamo “divers*” o “normali”? Siamo una comunità che vuole costruire un mondo diverso o integrarsi quanto prima possibile nel mondo che conosciamo? Attenzione alla scelta perché quello attuale è il mondo di potere e guerre che abbiamo descritto e nulla cambierà se il potere maschio ed eterosessuale ne concederà un pezzetto a noi donne e ai “new normal” LGBTQ+. Se anche noi smettiamo di rivendicare la nostra diversità – una diversità fatta anche di contraddizioni, di relazioni instabili, di donne e uomini (per scelta di genere o nascita) che lottano anche per adottare figl* e non solo per procrearl*, per lasciare liberamente i propri beni anche ad un* amic* o farsi accudire dalle persone che si considerano parte della propria famiglia d’elezione e non solo dal* propri* partner – allora dovremo assumerci anche noi la responsabilità dell’assenza di speranza per un futuro diverso e tanti uomini, donne e bambin* continueranno a morire nell’indifferenza e nell’ignoranza nostra e del mondo intero. E sarà così che le bandiere, e tra esse rischiamo ci sia metaforicamente anche quella rainbow, continueranno ad avere più valore delle vite e che – interpretando liberamente l’epilogo della storia di Petr Vladikov  in “Stalingrado”, del giornalista e scrittore sovietico ebreo Vasilij Grossman – “tant* bambin* non riceveranno mai quel pezzo di cioccolata che era stato messo da parte per loro prima che una vita si spegnesse in battaglia”.

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“Psichiatri siamo venuti a curarvi”: 50 anni fa, a Sanremo, il FUORI! fece la rivoluzione con la prima manifestazione LGBTQ+ pubblica in Italia https://mixfestival.eu/sanremo-fuori/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=sanremo-fuori Tue, 05 Apr 2022 07:14:01 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6919 L'articolo “Psichiatri siamo venuti a curarvi”: 50 anni fa, a Sanremo, il FUORI! fece la rivoluzione con la prima manifestazione LGBTQ+ pubblica in Italia proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Il 5 aprile 1972, circa quaranta persone si riunirono davanti al Casinò di Sanremo per protestare contro il Congresso internazionale di sessuologia che si svolgeva in città fino all’8 del mese e il cui tema era “Comportamenti devianti della sessualità umana”. I medici presenti trattavano in particolar modo l’omosessualità e le terapie che ritenevano utili per curarla. Se alcuni tennero discorsi ambigui, altri furono perentori: “Bisogna dire chiaramente che gli omosessuali non sono dei nevrotici, ma degli piscotici e che proseguendo di questo passo si potrà dire che è normale andare a dormire con una gallina, che gli omosessuali potranno corrompere molti svegliando la loro omosessualità latente. E così addio prosecuzione della specie”.

A contestarli erano i* componenti del FUORI!, il primo movimento di liberazione omosessuale italiano, e altri gruppi di attivist* francesi, inglesi, belgi, olandesi e norvegesi. Per la prima volta de* omosessuali manifestavano apertamente e lo facevano con cartelli, slogan e volantini in cui erano scritte frasi come “Primo e ultimo congresso di sessuofobia”, “Psichiatri siamo venuti a curarvi”, “Gli omosessuali escono fuori e con orgoglio”.

La polizia arrivò quasi immediatamente, chiamata dai congressisti, sequestrò i cartelli come azioni non autorizzate, ritirò i documenti di tutti i manifestanti e invitò alcuni a seguirli in Commissariato. Il procedimento contro di loro si chiuse il 14 marzo del 1977 di fronte al Pretore di Sanremo che archiviò le accuse. Nel frattempo la contestazione andò avanti, e si riuscì persino a prendere parola sul palco riservato agli psichiatri. Nessuno di loro si spogliò però della propria qualità mistificante di medico osservatore: “ritengono falso quel Congresso ma non un qualsiasi Congresso sul falso problema dell’omosessualità”.

Così Alfred Cohen, uno dei membri del movimento, scriveva sul primo numero dell’omonima rivista uscito nel giugno 1972:

“Per noi eravamo a Sanremo. Non certo per gli psichiatri attardatisi in un convegno morto prima di essere nato. Era per noi stessi che cantavamo è gridavamo a Sanremo, e ci aspettavamo i giornali e il clamore attorno alla manifestazione. Era per noi e i compagni  sconosciuti che volevamo essere fotografati, intervistati e ci abbracciavamo davanti agli altri, gli eterosbirri, gli sconfitti, i delusi, i consumatori della noia, i Burocrati del sesso, grandi e piccoli, i vinti dalla città in sole, da noi in sole, dalle nostre menti in sole. Era per noi e per i nostri compagni che Angelo ha preso la parola durante i lavori del convengo: ha detto che eravamo omosessuali felici di ESSERE ed in faccia agli psichiatri fascisti spuntava il dispetto. […] E noi siamo Visione Viaggio L’Andata: lo scorrere del Tempo all’uscita del Sole. Noi siamo braccia sul corpo di chi ci piace, sessualità che ha riscontri di completezza, la pienezza del nostro riconoscerci, l’urgenza di essere FUORI!”.

Fuori da quel Casinò, per la prima volta in Italia, c’erano persone LGBTQ+ alla luce del sole che non si presentavano più come vittime ma come protagoniste della loro storia e della loro vita.

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5 fotograf* internazionali che stanno rivoluzionando il racconto della queerness https://mixfestival.eu/fotografi-queer/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=fotografi-queer Fri, 11 Mar 2022 16:52:07 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6871 L'articolo 5 fotograf* internazionali che stanno rivoluzionando il racconto della queerness proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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A lungo oscurate dalle narrazioni mainstream, le persone queer hanno da sempre trovato nell’arte un mezzo che permettesse loro non solo di esprimersi in maniera libera e autodeterminata, ma anche di creare dei ritratti che compensassero l’assenza di discorsi capaci di mantenere insieme, in modo corretto, la complessità della queerness. Ancora oggi sono molte le identità a non essere incluse nei dibattiti pubblici. Grazie al loro lavoro, quest* 5 fotograf* internazionali ci permettono di riconoscerci in scatti che danno voce a mondi in grado di sovvertire qualunque stereotipo o preconcetto.

Matthew Morrocco

 

 
 
 
 
 
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Matthew Morrocco è un fotografo e artista multimediale che vive e lavora a New York. I suoi scatti esplorano la relazione tra sessualità, famiglia e religione e indagano le modalità con cui l’intersezione di questi elementi contribuiscono a sviluppare il carattere e l’identità di una persona. Avvicinatosi alla fotografia per caso, dopo aver comprato un reflex usata in uno dei mercati più popolari di Beijing, dove si trovava per studiare la lingua cinese, Morrocco è spesso presente nelle sue stesse opere, che più che politiche definisce in constante dialogo con la storia e l’estetica. In Complicit, progetto del 2012, il fotografo realizza un’etnografia di uomini anziani per mostrare come il desiderio erotico non conosca confini anagrafici.  Morrocco stesso compare in alcuni scatti, quasi una presenza invadente, per accogliere e seguire quel desiderio. Uno dei modelli si mette in posa, un altro snobba la macchina da presa. In tutti riconosciamo una seduzione a cui non siamo abituat*, frutto della capacità di saper coltivare il proprio passato.    

   

   

   

   

 

 

   

 

 

   

 

 

 

   

 

   

 

   

 

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 Clifford Prince King

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Clifford Prince King è un fotografo nero queer autodidatta dell’Arizona. Nei suoi scatti il punto di partenza per esplorare il desiderio, l’intimità e la vita quotidiana delle persone sieropositive è la sua stessa esperienza. Le immagini di King raccontano una confraternita di uomini che da subito si distaccano dall’idea machista del cameratismo, sovvertendo gli stereotipi e inserendosi in una narrazione più queer. I modelli – i suoi amici, i suoi compagni – sono infatti inseriti perlopiù in contesti di vita domestica, dov’è la cura dei gesti a far da padrona. Dopo la diagnosi di sieropositività, King si è concentrato sul tentativo di comprendere quale fosse l’eredità de* artist* che con il proprio lavoro hanno cercato di rispondere alla pandemia di Aids degli anni Ottanta. Rifugiandosi nelle parole e nelle immagini di chi un tempo ha condiviso la sua stessa esperienza, ha sviluppato un linguaggio personale con cui affrontare la propria storia.   

   

   

 

 

   

 

 

   

 

 

 

   

 

   

 

   

 

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Emmie America

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Emmie America, che su Instagram si descrive come “una ragazza la cui vita è stata presa da un dittatore”, è una fotografa e attivista russa, la più giovane della storia a realizzare una cover per l’edizione locale di Vogue. I suoi scatti sono sfacciati e spesso provocatori e, nonostante sia convinta che non tutto debba essere politicizzato, molte sue opere realizzate nell’ambito moda riescono ad avere una forte connotazione rivoluzionaria. Nel 2021, insieme ad altre 25 persone vestite da poliziotti, è stata arrestata per aver scritto la parola “libertà” in cirillico sulla neve all’interno di un parco pubblico di Mosca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Laurence Philomene 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Per me, la queerness non riguarda solo la sessualità, ma soprattutto la creazione del nostro senso di famiglia”, scrive l’artista non-binary Laurence Philomene, che con il suo lavoro mette in discussione i concetti di androginia ed espressione di genere. I suoi scatti, connotati da un uso particolarmente saturato e cinematografico del colore, raccontano gli anni di formazione di una persona trans e indagano le infinite modalità con cui “maschile” e “femminile” possono coesistere al di fuori del binarismo di genere. Affascinat* dal potere che il colore ha nell’evocare emozioni, ritrae le persone trans della sua comunità nel modo in cui desiderano essere viste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ottilie Landmark

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ottilie Landmark è una fotografa danese, ora stabile a Londra, il cui lavoro è incentrato sull’identità e sulla sessualità femminile.  Landmark si descrive come una donna che “crede nell’equitazione, nella vita dopo l’amore e nelle altre donne”. Come fotografa, parte del suo processo si concretizza nell’essere più in sintonia con le modelle con cui lavora, senza trattarle come oggetti voyeuristici. “La fotografia è voyeuristica ma il potere non può essere solo di chi fotografa, deve essere anche di chi viene fotografato”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Come informarsi e dove donare per supportare la comunità ucraina https://mixfestival.eu/informazioni-donazioni-ucraina/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=informazioni-donazioni-ucraina Mon, 07 Mar 2022 12:42:55 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6827 L'articolo Come informarsi e dove donare per supportare la comunità ucraina proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Dopo undici giorni dall’invasione russa dell’Ucraina è sempre più complesso riuscire a distinguere le notizie attendibili dalla propaganda o dalle fake news diffuse sul web. Comunicati, immagini, video in diretta vengono si accavallano sui social e sulle testate nazionali e internazionali, essenziali da seguire per poter ampliare il contesto del conflitto. Per capire cosa sta succedendo, informarsi su come poter aiutare e comprendere l’impatto dell’avanzata di Putin sulla comunità LGBTQ+, abbiamo realizzato una lista di fonti attendibili e organizzazioni sicure cui far pervenire il proprio contributo per aiutare il popolo ucraino.

Dove informarsi

Account ufficiali

Media locali e internazionali

Report internazionali

Media e giornalist* italian*

Dove informarsi sulla comunità LGBTQ+ ucraina

Dove donare

  • Qui una lista redatta da ILGA-Europe di organizzazioni LGBTQ+ ucraine
  • UNICEF Ucraina, che sta riparando le scuole danneggiate dai bombardamenti e fornendo una risposta di emergenza a* bambin* colpit* dal conflitto
  • Se vivete nel Nord Italia, il Consolato ucraino ha condiviso i contatti dei referenti dei vari punti di raccolta dove consegnare beni di prima necessità
  • La Croce rossa ucraina esiste dal 1918 e interviene per salvare le vite e alleviare le sofferenze delle persone che vivono in Ucraina in caso di guerre, disastri naturali e incidenti di ogni tipo
  • Voices of Children, nata nel 2014 per offrire supporto psicologico a* minor* durante la guerra nel Donbass, è oggi impegnata nel procurare rifugi, pasti e beni di prima necessità per le persone in fuga dalle città
  • Hospitallers assiste i militari sul campo grazie agli aiuti di medici e paramedici volontari. In questo post, traducibile in italiano grazie alla funzione automatica, ci sono tutte le informazioni per donare
  • Nova Ukraine offre a* cittadin* di tutto, dagli alimenti per l’infanzia e prodotti per l’igiene, ai vestiti e alle forniture per la casa
  • International Medical Corps è in prima linea con servizi di assistenza sanitaria di emergenza, nonché salute mentale e supporto psicologico
  • Save The Children, attiva nella regione del Donbass dal 2014
  • Progetto Arca ha già fatto partire alcuni furgoni per consegnare beni di prima necessità al confine. In Italia si occupa dell’accoglienza delle persone migranti.

L'articolo Come informarsi e dove donare per supportare la comunità ucraina proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Tutti i premi al 35° MiX Festival https://mixfestival.eu/tutti-i-premi-al-35-mix-festival/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=tutti-i-premi-al-35-mix-festival Mon, 20 Sep 2021 07:05:11 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6783 L'articolo Tutti i premi al 35° MiX Festival proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Un’edizione all’insegna del sold out e dobbiamo ringraziare soprattutto il nostro pubblico, voi che ogni anno partecipate in maniera così numerosa siete l’anima del More Love e parte stessa del MiX. 

Ora è il momento di “tirare le somme” e annunciarvi tutti i film vincitori del 35° MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

Pront*? Parola alla giuria!

 

Premio MiX/Nexo+

Per la tenerezza e la delicatezza con cui la regia di Katie Found riesce ad affrontare temi complessi e dolorosi, quali l’abbandono, il suicidio, la crescita, le prime volte, i propri sentimenti, l’io, l’altro.

Il film ci racconta i sentimenti di un’estate, che hanno il sapore familiare del periodo più magico dell’anno in cui sogni, speranze e amori sembrano più veri che mai; il periodo in cui il mondo non si estende oltre il nostro sguardo, gli altri si identificano con la persona amata e le cose davvero importanti sono “solo” i sentimenti che crescono in noi.

Il Premio MiX/Nexo+ al Miglior Lungometraggio a Regia Giovanile va a “My First Summer” di Katie Found.

Premio MiX/laF

Il Premio MiX/laF va a “Gabi between ages 8 and 13” di Engeli Broberg per il suo linguaggio semplice ed immediato, per l’avvincente – e produttivamente impegnativa – narrazione, che copre temporalmente 5 anni di vita, e per il suo messaggio fortemente educativo e proiettato nel futuro.

Gabi ha la forza di essere quello che è contro tutti i preconcetti, i pregiudizi e le convinzioni imposte dalla società, ed in questo percorso è accompagnato dalla sua famiglia, che lo supporta e ascolta costantemente, come tutte le famiglie dovrebbero fare, lasciandoci intravedere un mondo sempre più pronto e inclusivo.

Menzione Speciale Sceneggiatura

Per la grazia con cui attraversa la relazione fra due generazioni distanti di gay – distanti dal punto di vista generazionale, ma anche sociale, economico, geografico.

Per la capacità di risignificare l’archetipo della relazione fra padre e figlio, sfondando il tabù dell’incesto, la menzione speciale della giuria va a “Sublet” di Eytan Fox.

Premio Miglior Sceneggiatura

Per la capacità di indagare in modo critico, ed empatico, le molteplici e conflittuali declinazioni del rapporto col materno, mettendo in scena due donne che hanno vissuto tempi diversi e vite diverse.

La madre ha lottato contro la dittatura, imprigionata e torturata, ha perso un figlio. La figlia, lesbica, nata anni dopo, sta per avere un figlio con la sua compagna.

Per aver saputo smascherare le insidie nel nostro desiderio di genitorialità all’interno del sistema eterosessuale e capitalista, il premio per la migliore sceneggiatura della 35ª edizione del MiX Festival va a “Aos Nossos Filhos” di Maria de Medeiros.

Menzione Speciale Cortometraggi

Il rossetto provato da bambina che diventa parte di lei, lo scambio di energie quando conosce qualcuno che le piace, gli omofobi che diventano lupi, i ragazzi che spariscono dalla sua vita in un soffio di vento, la rinascita in un giardino dai caratteri edenici. Queste sono solo alcune delle metafore semplici ed efficaci che questo corto animato utilizza per mostrarci i sentimenti della protagonista.

Per aver mostrato in modo delicato, semplice e d’impatto il percorso di transizione di una persona e le sfide che deve affrontare con il mondo esterno e per aver detto una verità tanto semplice quanto necessaria, ovvero che una ragazza trans è e può scegliere di vivere come una ragazza qualunque, vince la menzione speciale il cortometraggio “All Those Sensations in my Belly” di Marko Dješka.

Premio Miglior Cortometraggio

“Che spreco”, “è una fase passeggera”, “come fate l’amore, chi fa l’uomo?”, “come crescerà un bambino di una coppia omosessuale?” Tutti quanti nella nostra vita ci siamo sentiti fare commenti e domande di questo tipo, ed è quello che succede anche alle protagoniste di questo corto e non solo all’inizio della loro storia, ma a ogni traguardo della loro relazione. In un quarto d’ora siamo immersi nella descrizione completa e sincera della storia di una coppia omosessuale che combatte per i propri diritti. Adottando il punto di vista di Marie, il cortometraggio ci obbliga a identificarci con lei e a vivere attraverso lo sguardo, il sorriso, le espressioni e i piccoli gesti della sua compagna Camille l’ansia del coming out alla madre, la gioia per la nascita del figlio, l’esultanza per l’elezione di Hollande del 2012 e per la legalizzazione dei matrimoni per le coppie omosessuali in Francia nel 2013, meno di dieci anni fa.

Per questi motivi, per averci fatto sorridere, commuovere e riflettere su quanto il mondo sia cambiato in così poco tempo e su quanto ancora possa cambiare, e per aver raccontato una storia dal carattere universale della comunità LGBTQI+ vince il premio miglior cortometraggio “Camille et moi” di Marie Cogné.

Menzione speciale Documentari

Per l’incredibile uso dei materiali di archivio, invisibile e preziosi, e la musica che accompagna tutto il film, in forte risonanza con gli anni che documenta.

E anche per l’importanza dell’attivismo di oggi, su temi come il razzismo l’antisemitismo e l’omo lesbo bi transfobia.

La giuria ha deciso di assegnare la menzione speciale al film “Rebel Dykes” di Harri Shanahan e Sian Williams.

Premio Miglior Documentario

La giuria ha deciso di premiare questo film per essersi preso il tempo necessario a crescere con il protagonista, mostrando il suo innato coraggio. Per aver saputo raccontare con la forza visuale del cinema e, infine, perché bisogna sapere mostrare senza spiegare.

La giuria ha deciso di premiare il film “Cosas que no hacemos (Things We Dare Not Do)” di Bruno Santamaria.

Menzioni speciali Lungometraggi

Per l’urgenza del tema della transfobia in un contesto particolarmente ostile dal punto di vista culturale, sociale e burocratico, come il Brasile di questi anni.

La menzione speciale va a “Valentina” di Cássio Pereira dos Santos.

Per la capacità di mettere lo spettatore al centro del film, portandolo a interrogarsi in modo non aprioristico, attraverso il tema della gestazione per altri, sul rapporto con la disabilità e l’alterità e sul conflitto tra etica e autoproiezione.

La menzione speciale va a “The Surrogate” di Jeremy Hersh.

Premio Miglior Lungometraggio

Per la capacità di affrontare un evento di cronaca disturbante in modo originale. Il film decostruisce il caso in blocchi tematici e formali, con una forza concettuale che sa approdare anche a esiti poetici.

Il premio al miglior lungometraggio va a “Feast” di Tim Leyendekker.

Premio del pubblico

Ogni anno, grazie all’app del MiX Festival è il pubblico a decidere il vincitore di questo premio che ci permette di capire quali siano i vostri gusti per migliorare sempre di più le proposte cinematografiche del festival.

Vince il premio del pubblico della 35^ edizione del MiX Festival “Sublet” di Eytan Fox.

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Intervista MiX a Pulsee grazie a Gay.it https://mixfestival.eu/intervista-mix-a-pulsee-grazie-a-gay-it/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=intervista-mix-a-pulsee-grazie-a-gay-it Wed, 15 Sep 2021 08:54:57 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6751 L'articolo Intervista MiX a Pulsee grazie a Gay.it proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Siamo orgoglios* di avere con noi per il secondo anno consecutivo Pulsee, fornitore di energia (luce e gas), che per il 35° MiX Festival diventa main sponsor dell’evento grazie anche alla collaborazione con Gay.it che ha intervistato per noi Alicia Lubrani, Chief Marketing Officer dell’azienda.

Se sei curios* dei motivi che hanno spinto questa collaborazione, ti invitiamo a leggere l’impegno trasversale che Pulsee attua nei confronti della nostra comunità “di tutti i colori”.

Ci racconti la vostra iniziativa con Casa Arcobaleno?

L’iniziativa rientra in una strategia più ampia, che raccoglie nel format Pride Year una serie di azioni mirate e concrete costruite per dare forma alla nostra vicinanza ed il nostro sostegno nei confronti dei temi e della comunità LGBTQ+. Temi che per noi meritano un’attenzione costante, continuativa, non limitata a iniziative sporadiche. Quindi abbiamo deciso di rilanciare e, poco prima dell’estate, abbiamo appunto inaugurato il primo Pride Year, un Pride che vive tutto l’anno. Vivrà diversi momenti sia a livello digitale che fisico e, tra le tante iniziative di cui ci vogliamo farci portatori, abbiamo scelto di sposare la causa di Casa Arcobaleno e di sostenere l’impegno di Spazio Aperto Servizi. Credo rappresenti molto bene la nostra voglia di fare la differenza – una differenza concreta – anche su questi temi, vicini ai nostri giovani per sostenere un modello di società dove le discriminazioni non hanno cittadinanza.
Lo abbiamo fatto con pragmatismo e affiancando il nostro servizio al sostegno. Fino alla fine di giugno del prossimo anno, per ogni nuovo contratto sottoscritto con Pulsee (qualora comprenda sia luce che gas) doneremo 20 euro al progetto, sperando di poter contribuire in modo davvero unico a questa campagna e a questo importantissimo strumento di supporto per chiunque viva in situazioni di fragilità a causa delle discriminazioni.

Cosa ha spinto Pulsee a dialogare con la comunità LGBTQ+?

Pulsee nasce come fornitore di energia innovativo, digitale e green, capace di leggere e accogliere le istanze positive delle comunità in cui opera. Ci proponiamo come l’energia che si evolve con le persone, che considera la diversità una ricchezza e l’inclusività un valore ed è per questo che, sin dalla nostra nascita, quasi un paio di anni fa, abbiamo voluto immediatamente esprimere questa dimensione più profonda del nostro modo di vivere la missione aziendale, mettendo in campo da subito iniziative e azioni a sostegno dei valori della community. È un’attenzione che esprimiamo anche nei piccoli gesti come l’utilizzo del linguaggio gender neutral su tutti i nostri canali di comunicazione, compreso il sito web.

Quando e come è nata l’idea di essere presenti su questo tema?

È nata con il brand stesso. È l’essenza del nostro modo di essere. Vogliamo dare alla comunità in cui operiamo la possibilità di fare una scelta all’insegna della modernità, rimarcando il nostro impegno verso l’inclusività e contro ogni discriminazione. Si parla sempre moltissimo di sostenibilità, riferendola nello specifico alle tematiche green e di rispetto per l’ambiente. Anche Pulsee nasce per proporre soluzioni di energia completamente rinnovabili e anche per abbattere la propria impronta inquinante sul pianeta, ma per noi essere sostenibili significa molto di più. Essere sostenibili significa anche avere a cuore e essere promotori dei valori positivi dell’ecosistema sociale in cui viviamo. Ed è per questo che già ad un anno dalla nascita di Pulsee abbiamo voluto testimoniare la nostra attenzione e, causa le restrizioni e i limiti alla possibilità di incontri fisici, abbiamo organizzato la prima Digital Parade, iniziativa completamente digital e social che è stato il nostro personalissimo modo di celebrare la nostra energia “di tutti i colori” coinvolgendo le persone tramite un’attivazione che ha riscosso un grande successo.

Cosa avete trovato nel MiX Festival del 2020, sia pur in versione ridotta causa Covid?

Crediamo molto in questo festival, che è un appuntamento storico nel calendario delle iniziative di Milano e tra quelli dedicati alla community LGBTQ+. Lo scorso anno per noi è stato quello inaugurale di questa partnership, mentre per questo secondo abbiamo voluto rilanciare rafforzando la nostra presenza e diventando main partner dell’iniziativa. Siamo profondamente convinti che se quei valori di inclusività, attenzione e sensibilità nei confronti di tutti, senza discriminazioni, passano da momenti culturali come il MiX Festival, diventa più facile farne parlare e portarli all’attenzione di un pubblico sempre più vasto. Questo sistema di valori che condividiamo con gli organizzatori del Festival va oltre le limitazioni e le riduzioni che la pandemia ha inevitabilmente portato anche per le kermesse culturali.

Cosa vi aspettata dal MiX 2021?

Che quella di quest’anno possa essere l’edizione di ripartenza definitiva del format e che sia sempre più frequentato e vissuto di persona. Abbiamo tutti il bisogno profondo e intimo di riprendere a frequentare luoghi e persone, di riprendere a partecipare, a condividere, a vivere. Siamo sicuri che questa edizione supererà anche quelle precedenti, con la contaminazione tra cinema e musica che è stata messa in scaletta per l’edizione 2021, ma soprattutto con l’entusiasmo e la partecipazione che saprà assicurare. Un momento importante per la cultura milanese, nazionale e per il nostro Pride Year.

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Intervista MiX a Flying Tiger Copenaghen https://mixfestival.eu/intervista-mix-a-flying-tiger-copenaghen/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=intervista-mix-a-flying-tiger-copenaghen Fri, 27 Aug 2021 13:17:16 +0000 https://mixfestival.eu/?p=6133 L'articolo Intervista MiX a Flying Tiger Copenaghen proviene da MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer.

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Flying Tiger Copenhagen, design store danese, è orgogliosa di annunciare la sua presenza in qualità di sponsor ufficiale del MiX Festival.

Se sei curios* dei motivi che hanno spinto questa collaborazione, il co-direttore artistico Andrea Ferrari ha intervistato Olga Porcu, HR Manager oltre che volontaria al MiX da anni. L’azienda e il suo team, con questa nuova e importante partnership, confermano il loro impegno verso le tematiche di Diversity & Inclusion.

È il primo anno che Flying Tiger Copenaghen è sponsor ufficiale del MiX Festival e siamo felici di accogliervi nella nostra grande famiglia… Cosa vi ha spinto a supportarci?

L’incontro tra MiX Festival e Flying Tiger nasce per una serie fortunata di connessioni e sono orgogliosa di esserne stata l’artefice: come volontaria collaboro con il MiX Festival da vari anni, inoltre da qualche mese ho iniziato a lavorare per Flying Tiger

Appena entrata in questa azienda decisamente unconventional, sono rimasta (favorevolmente) colpita dal clima che si respira al suo interno ma soprattutto mi sono sentita rappresentata dai suoi valori, che sono orientati principalmente al favorire l’inclusione e al valorizzare la diversità, considerata una ricchezza.

Ho pensato quindi che fosse l’azienda perfetta per supportare il MiX e non mi sbagliavo: appena accennata alle colleghe e ai colleghi la possibilità di un incontro, c’è stata da subito grande collaborazione e l’idea è stata accolta con entusiasmo anche da Copenhagen!

Infatti, l’azienda è attenta da sempre ai temi dell’uguaglianza e dei pari diritti, mira a costruire una cultura inclusiva in cui staff e clienti possano sentirsi a proprio agio, liber* di esprimere la propria unicità e liber* da qualsiasi pregiudizio o costrizione. 

In quest’ottica quindi si inserisce perfettamente la partnership con MiX Festival che rappresenta per Flying Tiger Copenhagen un importante momento di condivisione dei propri valori.

Tra l’altro siamo molto felici che la nuova venue di Palazzo Reale venga nominata “Flying Tiger MiX Young Arena”. Sarà un luogo in cui respirare un clima di divertimento, colore e rilassatezza, anche queste caratteristiche che ci avvicinano al festival e che rappresentano il leitmotiv della collaborazione.

Olga Porcu HR Flying Tiger Copenaghen

Quali azioni mette in atto Flying Tiger Copenaghen all’interno della propria struttura organizzativa e al di fuori, con i propri partner a sostegno sella comunità LGBTQ+?

Per prima cosa negli ultimi gli anni cerchiamo di supportare almeno un Pride in Italia regalando al coordinamento quanti più possibili gadget Rainbow per le manifestazioni della città scelta. L’abbiamo già fatto varie volte con Bergamo, Padova e Roma.

In ogni caso, a prescindere dal Pride, diamo continuità alle cause in cui crediamo e che ci rappresentano durante tutto l’anno, in Flying Tiger infatti sono varie le iniziative di formazione sui temi della Diversity & Inclusion, a 360°, progettate sia internamente sia collaborando anche con enti e associazioni esterne che promuovono queste iniziative.

Da Flying Tiger Copenhagen non lavoriamo unicamente per creare oggetti dal bell’aspetto, lavoriamo per far star bene le persone e proprio per questo realizziamo prodotti straordinari per la vita di tutti i giorni, che siano alla portata di tutt* e fatti per essere condivisi. 

Perché i veri valori non stanno in ciò che possediamo ma nelle esperienze che condividiamo.

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